26 novembre 2014

Centocene per Slowine




La vite una penna ed ogni grappolo una storia da raccontare
di Alberto Fiorito

Quello di ieri è stato un viaggio attraverso i territori del gusto. Fabio Pracchia ci ha ricordato, con un sottofondo di poesia, come ogni vinaccia rappresenti il territorio di appartenenza che lega i ricordi ai sapori, come se i fiori si trasformassero nell'essenza della nostra storia e di quella dei nostri cari.
100 cene per Slow Wine rappresenta una rete nella rete dell'amicizia, della condivisione i cui incroci sono rappresentati non tanto da un episodio della nostra vita, ma da un profumo, un sapore, un pensiero. 


In questo ambito l'incontro con un vino diventa un espediente per richiamare nella rete l'esperienza della nostra vita. Strumento fondamentale, ci viene insegnato, è la pazienza. La pazienza di attendere che i sapori si strutturino nel palato e che le immagini ristabiliscano un loro ordine logico nella mente. L'attesa ci permette di ricapitolare la nostra storia, i viaggi, gli incontri, i sorrisi, i profumi ed il rumore della terra calpestata. La stessa pazienza richiesta dal vino, quasi fosse uno di noi, per donarci la sua vera struttura una volta rimesso in contatto con il mondo da cui era stato temporaneamente sospeso.



Le tecniche di produzione legate al territorio ed alla tradizione, presentate da Walter De Batté, hanno completato il percorso inserendo, in questo contesto, le mani sagge del contadino dove tra le ossute dita la vite diventa una penna ed ogni grappolo una storia da raccontare.