12 dicembre 2016

Benvenuta Marronera della Spezia


Benvenuta Marronera della Spezia     
di Gabriella Molli, socia senior di Slow Food 

Ho partecipato ai due eventi del Terra Madre Day in due luoghi diversi tenuti a La Spezia presso il Museo Etnografico e Diocesano "Giovanni Podenzana"  e gli Orti di San Giorgio, alla presenza del vice-presidente del comitato Slow Food Regione Liguria, Giampaolo Barrani.
Ambedue legati dal sottile filo della filosofia di Carlin Petrini, che vede nella giornata (da lui fortemente voluta), dedicata a Terra Madre, l’autentico omaggio di Slow Food a tutte le piccole produzioni del mondo e a chi le porta avanti spesso con notevole sacrificio senza arrendersi alle invasioni non etiche delle multinazionali, che in nome di interessi commerciali, tendono a eliminarle, omologando storie di popoli, saperi, sapori, come ha ben affermato Gabriella Tartarini nell'introduzione, a una voce con Sandra Ansaldo.

Insieme hanno dato corpo ai due eventi speciali della celebrazione 2016 alla Spezia e voluto dedicare le celebrazioni spezzine alla nascita di un prodotto di piccola scala, la Marronera della Spezia, a Daniela Vettori che l’ha ideata e ha lottato per trovare l’artigiano adatto a capire che dentro questo dolce c’è un pezzo di storia del territorio della Lunigiana storica, dei suoi boschi e della vita degli abitanti. La Marronera della Spezia, infatti, è una varietà antica di marroni che sta scomparendo e Franco Andreoni, l’uomo Slow Food che parla ai castagni e fine innestatore, non solo di castagni ma anche di alberi da frutto che stanno scomparendo (il suo Orto-giardino sul monte Bardellone sopra Levanto, è stato definito da Slow Food ‘orto delle biodiversità), l’ha definita, come accade per tutti i marroni italiani, generosa ‘materna’ dispensatrice di sapori molto definiti e particolari. A questo proposito occorre ricordare che per il dolce di Daniela Vettori è bastato un 20% di una farina dolce che viene da un mix di castagne lunigianesi, nate nei boschi sul dorso dei monti all'altezza di Tresana. Il fornaio-pasticcere produttore è Maurizio Montebello di Castelnuovo Magra, è l’uomo della Marronera della Spezia, l’artigiano che ha colto subito la filosofia sottesa alla ideazione di Daniela.

E l’importanza di unire ingredienti di prima qualità (uvetta, pinoli, arancia candita) a due farine altrettanto notevoli, selezionate fra tante, per creare quell'impasto magico da tradurre in un ‘pane’ quasi devozionale di stampo antico. E soprattutto ingredienti con una provenienza italiana. Perché, come ha ben raccontato Daniela, era necessario agire sulla scia del nostro territorio dove era consuetudine affermata dei contadini lunigianesi e liguri, far sempre seccare l’uva molto dolce per immetterla nelle focacce e nei pandolci della festa. Anche l’albero di arancio arrivato dall'Oriente, si è subito ambientato in tutta la costa e in alcuni luoghi a temperatura mite dell’entroterra. Ottimi i frutti, con una buccia sottile.  Si è infatti diffusa ampiamente l’arte di candire le scorze. I pinoli oggi non ci sono più e si deve far riferimento assolutamente a quelli delle pinete di Pisa. Che hanno raggiunto costi vertiginosi. Sappiamo da tempo che i tre elementi (caratterizzanti il sapore) citati hanno una loro storia nel mondo del Mediterraneo, e una loro simbologia. Per questo sono stati scelti dalle nostre donne. E presentando il dolce, l’ho voluto ribadire. 
L’omaggio al dolce La Marronera della Spezia ideato da Daniela Vettori si è confermato con una colazione agli Orti di San Giorgio, sempre nell'ambito della celebrazione del Terra Madre Day. Per l’occasione sono stati invitati due produttori di piccola scala di verdure e un produttore di formaggio (tutti certificati biologici), perché dalla loro testa, dalle loro mani, dal loro cuore dipende l’esistere di quel cibo buono, pulito, giusto e sano, come lo vogliamo noi di Slow Food.


Agli Orti di San Giorgio era presente anche Achille Lanata (Biscotto) con il suo libro "Le vie del Panino sono Infinite" e alcuni libri scritti dai soci della Condotta spezzina.










Foto: Patrizia Sciuti e Daniela Vettori