22 febbraio 2020

Palmaria: un’isola fragile da trattare con cura ed equilibrio

Isola Palmaria (SP) foto Daniela Vettori

Palmaria: un’isola fragile da trattare con cura ed equilibrio


L’isola di Palmaria è un’area patrimonio dell’Unesco, insieme a Porto Venere, le Cinque Terre e le isole Tino e Tinetto. Lo è grazie alla sua biodiversità e alla sua flora, costituita da oltre 500 specie: il suo territorio è tanto prezioso quanto fragile, perciò per tutelarlo occorre prestare la massima attenzione.

Il 20 febbraio, il Presidente della Regione Liguria, il Capo dello Stato Maggiore della Marina Militare, il Direttore regionale dell’Agenzia del Demanio e il Sindaco di Porto Venere hanno firmato un accordo con il quale il Demanio trasferisce al Comune di Porto Venere un ampio patrimonio immobiliare sull’isola Palmaria. Proprietà destinate a far parte di un piano di sviluppo del turismo rispetto al quale Slow Food Liguria nutre timori. Se davvero, come dichiarato in passato dall’attuale Presidente della Regione Giovanni Toti, Palmaria dovesse diventare una sorta di “Capri Ligure” fatta di flussi continui di turisti ospitati in strutture ricettive di lusso, assisteremmo alla perdita delle peculiarità dell’isola che ne rappresentano la vera ricchezza. Anche perché la natura degli interventi previsti dal masterplan che è stato firmato «non è sufficientemente chiara», sostiene Sandra Ansaldo, fiduciaria della Condotta Slow Food di La Spezia Golfo dei Poeti.
Esprimiamo pertanto la nostra preoccupazione sul piano di riqualificazione di cui si sta discutendo, convinti che la doverosa valorizzazione del territorio debba passare attraverso la tutela dell’esistente e interventi mirati, come la messa in sicurezza dei sentieri, la disponibilità di servizi igienici per i visitatori, il miglioramento della raccolta rifiuti, la presenza di un servizio di Pronto Soccorso. «In questo momento l’isola versa in uno stato di incuria, trascurata dall’amministrazione di Porto Venere – aggiunge Ansaldo – Credo perciò che occorra trovare una terza via tra la situazione odierna e il piano appena firmato: un progetto che consenta di effettuare le necessarie opere di ristrutturazione che non stravolga le caratteristiche dell’isola e dell’ambiente circostante». Un recupero nel quale anche l’agricoltura torni protagonista come avveniva già nell’Ottocento, quando Palmaria era considerata il granaio di Porto Venere. Non un’isola selvaggia e boschiva, ma curata e produttiva, nel rispetto della biodiversità.
Slow Food Liguria ribadisce perciò la necessità di cogliere questa occasione per iniziare a ragionare di nuovi e diversi modelli di sviluppo, coerenti con i tempi in cui viviamo: la priorità va al rispetto degli ecosistemi fragili di cui dobbiamo prenderci cura e lo sviluppo turistico deve per forza mettersi al servizio di questo nuovo modello di sviluppo, e non dettarne le regole. Non c’è compatibilità tra progettare crescenti flussi turistici e garantire la sopravvivenza (nel medio e lungo periodo) di quegli stessi ecosistemi che sono il principale attrattore turistico. Confermiamo il nostro sostegno a un escursionismo ecocompatibile e rispettoso delle varietà naturali e delle attività di chi abita da tempo l’isola.
Nutrire timori per il piano attuale non significa né essere critici a priori né opporsi indiscriminatamente a progetti dedicati a Palmaria. Al contrario, dimostra il desiderio di sostenere uno sviluppo credibile e percorribile. Per questo motivo rimarremo vigili su quanto accadrà a Palmaria.